La guerra non ha un volto di donna

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di Svletana Aleksievic

I racconti femminili sono altri e parlano d’altro. La guerra “al femminile” ha i propri colori, odori, una sua interpretazione dei fatti ed estensione dei sentimenti. E anche parole sue. Dove non ci sono eroi e strabilianti imprese, ma semplicemente persone reali impegnate nella più disumana delle occupazioni dell’uomo.

Introduce così il suo spettacolare libro Svetlana Aleksievič, giornalista e scrittrice nota soprattutto per aver narrato ai connazionali i principali eventi dell’Unione Sovietica nella seconda metà del XX secolo. La guerra non ha un volto di donna è stato rigidamente bandito in Bielorussia e l’autrice per molti anni è stata perseguitata dal governo locale. Fortunatamente, non tutti hanno avuto questo tipo di reazione al suo grande archivio di racconti storici. Il libro, infatti, ha ricevuto il Nobel per la Letteratura nel 2015.

È un libro molto interessante e diverso dai soliti libri sulla guerra poiché riesce a dare voce alle donne. Porta alla luce una donna russa non solo “civile” ma anche combattente. Nelle narrazioni si sentono donne coraggiose, spesso messe a tacere dai racconti degli uomini. Donne coraggiose, decorate e ligie al proprio dovere ma allo stesso tempo sensibili alla bellezza per sé stesse e a quella della natura; innamorate dei propri uomini e della vita. Durante questa epopea emergono anche le difficoltà del dopoguerra: molte donne si ritrovano in difficoltà con la ripresa della vita quotidiana.

Qui non troverete di certo narrazioni avvincenti di valorosi uomini che compiono eroiche azioni ma il più delle volte le mostruosità che gli Stati e gli uomini ci nascondono. Vorrei condividere con voi una storia che mi ha particolarmente toccato:

Qualcuno ci aveva traditi… I tedeschi avevano saputo dov’era accampato il nostro reparto partigiano. Hanno circondato quel tratto di foresta e tutti agli accessi dei dintorni. Ci siamo addentrati nel folto più intricato e selvaggio e abbiamo cercato scampo nella palude, dove i drappelli punitivi di solito non osavano avventurarsi: era una distesa di melma e acqua che poteva inghiottire armi e uomini senza lasciarne traccia. Per giorni e settimane ci siamo nascosti lì dentro, spesso immersi in piedi con l’acqua che ci arrivava alla gola. Con noi c’è una ragazza, l’addetta alle radiocomunicazioni, e il suo bambino, un neonato. Il piccolo è affamato… Cerca il seno… Ma anche la mamma è affamata e non ha più latte, e il neonato piange. Gli inseguitori sono vicini… hanno i cani. Se ci scoprono è la fine. Per tutto il gruppo… una trentina di elementi… Le è chiara la situazione? Il comandante prende una decisione. Nessuno si risolve a comunicare l’ordine alla madre ma lei stessa lo indovina. Cala il fagotto con il bambino nell’acqua e ce lo tiene immerso a lungo… Il bambino non piange più… Non un suono… E noi, gli occhi bassi, non osiamo più guardare dalla parte dov’è la madre impietrita; ma neppure tra di noi ci sono sguardi.

Questo è uno dei tanti racconti gelidi che Svetlana decide di condividere con noi. Una delle tante storie, centinaia di storie che ha ascoltato, milioni di minuti che ha condiviso con queste persone, nella gioia per l’incontro e nel dolore per il ricordo. Molte le narrazioni che ha deciso di non pubblicare. L’autrice ci racconta che con alcune donne ha dovuto insistere ripetutamente poiché i mariti le spingevano a raccontare le cose che contano, le azioni valorose e non le vostre smancerie.

Il libro è strutturato in modo molto preciso, contiene infatti un glossario con tutte le parole o i modi di dire dell’epoca. Il prezzo dell’edizione cartacea è davvero contenuto e vale ciò che trasmette (Svetlana Aleksievič, La guerra non ha un volto di donna, Bompiani, 2017 – 13€).

Aleksievic riesce a restituirci una visione reale di luoghi, persone, sensazioni di chi questa guerra l’ha vissuta, di chi il volto ce l’ha messo… il volto di donna.